Due raccolte di documenti e calcolatrici a confronto per la scelta tra regime forfettario e semplificato

Forfettario o semplificato nel 2026? Confronto e simulatore

Forfettario o semplificato: quale conviene nel 2026? La risposta dipende da quanto incassi, dai costi reali, dalla previdenza e dal prezzo che puoi chiedere ai clienti. Confrontare il 15% del forfettario con il primo scaglione IRPEF porta spesso a una conclusione incompleta. Bisogna guardare il netto che rimane dopo tutte le voci.

Il nostro comparatore gratuito aiuta a fare questa prima valutazione. Inserisci i dati dell’attività, scegli come trattare l’IVA nei prezzi e confronta due scenari. Il risultato non decide il regime al posto tuo: rende visibili le ipotesi da verificare con lo studio.

Prova il comparatore forfettario o semplificato 2026

Il simulatore è pensato per una persona fisica con un’unica attività individuale, attiva per l’intero anno e senza altri redditi. Puoi confrontare imposte, contributi, IVA e netto economico. Se hai anche uno stipendio, una pensione o partecipazioni, la valutazione deve essere personalizzata.

FISCOIMPRESE.IT · STRUMENTI PER DECIDERE

Forfettario o semplificato?
Confronta il netto che ti resta.

Costi, IVA, imposte e contributi in un unico confronto annuale. Parametri 2026.

Per un’attività individuale, attiva tutto l’anno, senza altri redditi. Il risultato è una stima economica, non gli F24 da pagare. Se hai anche stipendio, pensione, partecipazioni o altre attività, chiedi un confronto personalizzato.

1. Incassi e prezzi ai clienti
2. Costi e IVA sugli acquisti
3. Previdenza e imposte personali
Personalizza contributi versati e altre detrazioni

Senza indicazioni, per confrontare due anni a regime si assume che i contributi deducibili versati coincidano con quelli dovuti. Saldi, acconti e cambi di regime possono dare importi diversi.

Prima di cambiare regime, verifica i numeri.
I nostri consulenti possono controllare requisiti, codice ATECO, costi deducibili, previdenza e conseguenze del passaggio.

Richiedi la verifica del confronto allo studio

Il simulatore non trasmette i dati inseriti. Il riepilogo viene copiato soltanto quando premi il pulsante; puoi poi inviarlo allo studio.

Metodo, fonti e limiti della simulazione

Calcolo annuale 2026: sostitutiva 15% o 5%; IRPEF 23%, 33%, 43%; detrazione dell’art. 13, commi 5 e 5-ter, per unico reddito autonomo o d’impresa in contabilità semplificata. Nessuna IRAP per l’attività individuale del modello.

INPS 2026: Gestione separata 26,07%, senza contributo fisso minimo; artigiani 24%, commercianti 24,48%, minimale € 18.808, aumento di un punto oltre € 56.224, massimali secondo iscrizione. Maternità € 7,44 annui, non ridotta del 35%.

Il modello non gestisce altri redditi, familiari collaboratori, più attività, perdite pregresse, CPB, bonus o crediti fiscali, pro-rata IVA, regimi IVA speciali, rettifiche IVA nel passaggio, bollo, rivalse, contributi integrativi delle Casse, ammortamenti e dismissioni. Non applica agevolazioni INPS del 50%, casi senza minimale o categorie speciali. Per queste situazioni usa importi previdenziali manuali verificati e richiedi una valutazione dedicata.

Il confronto considera gli stessi costi operativi per i due regimi. Gli eventuali maggiori costi amministrativi del semplificato vanno valutati separatamente. La soglia sui costi è una ricerca numerica indicativa entro l’intervallo da zero ai ricavi; non è un limite di legge.

Prima distinzione: regime fiscale e contabilità non sono la stessa cosa

Il regime forfettario è un regime fiscale riservato alle persone fisiche che esercitano un’impresa, un’arte o una professione e rispettano requisiti e condizioni. Il reddito viene determinato applicando ai ricavi o compensi un coefficiente legato all’attività, anziché sottraendo analiticamente i costi.

La contabilità semplificata riguarda invece gli obblighi contabili delle imprese minori. Per queste imprese i limiti ordinari di ricavi sono 500.000 euro per le prestazioni di servizi e 800.000 euro per le altre attività, secondo l’articolo 18 del DPR 600/1973. Il professionista fuori dal forfettario segue le regole del reddito di lavoro autonomo: non va confuso automaticamente con un’impresa minore.

In questo articolo e nel tool usiamo “semplificato” come denominazione pratica del confronto con la tassazione ordinaria IRPEF dell’attività individuale. Il modello non è destinato a Srl, Snc, Sas o associazioni professionali.

Come si calcola il reddito nel forfettario

Immagina un professionista che incassa 50.000 euro e applica un coefficiente di redditività del 78%. Il reddito prima dei contributi è 39.000 euro. I costi effettivi non riducono questo importo: il coefficiente incorpora già una quota convenzionale di spese.

Dal reddito forfettario si deducono i contributi previdenziali obbligatori effettivamente versati secondo le regole applicabili. La base residua è soggetta all’imposta sostitutiva del 15%, oppure del 5% per il periodo agevolato delle nuove attività che ne soddisfano tutti i requisiti. Il 5% non spetta semplicemente perché si apre una nuova partita IVA.

Il meccanismo può favorire chi ha spese contenute rispetto a quelle riconosciute convenzionalmente. Se invece acquisti merci, paghi collaboratori o sostieni altri costi rilevanti, il reddito convenzionale può essere più alto del margine che realizzi. Anche l’IVA pagata sugli acquisti pesa, perché nel forfettario non viene detratta.

Come cambia il calcolo fuori dal forfettario

Con la tassazione ordinaria si parte dai ricavi o compensi e dai costi fiscalmente deducibili, secondo le regole dell’attività. Non tutte le uscite del conto corrente sono costi deducibili: spese personali, limiti specifici e investimenti da ammortizzare richiedono un esame separato.

Nel 2026 l’IRPEF applica il 23% fino a 28.000 euro, il 33% sulla parte da 28.000 a 50.000 euro e il 43% sulla parte oltre 50.000 euro. Si tratta di scaglioni: raggiungere un reddito più alto non significa tassare tutto all’aliquota superiore. Il confronto deve poi considerare contributi deducibili, detrazioni spettanti e addizionali regionali e comunali.

Il simulatore calcola la detrazione dell’articolo 13 per il caso di unico reddito autonomo o d’impresa in contabilità semplificata. Le altre detrazioni possono essere inserite soltanto se già verificate. Per le addizionali usa una percentuale media modificabile: non ricostruisce automaticamente le regole del Comune e della Regione.

L’IVA può cambiare la convenienza più dell’aliquota fiscale

Questo è il passaggio che manca in molti confronti. Se chiedi a un’impresa 1.000 euro più IVA, il compenso netto resta 1.000 euro. L’IVA incassata va gestita e versata secondo le regole applicabili; non è un guadagno. Il cliente può detrarla quando ne ricorrono le condizioni.

Se invece un privato è disposto a spendere al massimo 1.000 euro complessivi, nel regime ordinario con IVA al 22% il ricavo senza IVA è circa 819,67 euro. Il prezzo finale è identico, ma il ricavo dell’attività cambia. Nel frattempo, fuori dal forfettario puoi recuperare l’IVA degli acquisti nella misura consentita.

Per questo il tool offre due impostazioni: stesso compenso netto con IVA aggiunta, oppure stesso prezzo finale al cliente. Scegli quella che descrive il tuo mercato. Se lavori con entrambe le tipologie di clienti, fai due simulazioni e chiedi allo studio un confronto ponderato.

Un esempio: stessi ricavi, risultato diverso se aumentano i costi

Consideriamo un esempio inventato: professionista con 50.000 euro di compensi, coefficiente 78%, sostitutiva 15% e Gestione separata INPS al 26,07%. L’IVA sugli acquisti è al 22%, interamente recuperabile nel confronto ordinario; i costi sono interamente deducibili. I contributi versati sono ipotizzati pari ai dovuti, le addizionali al 2% e non ci sono altri redditi o detrazioni personali.

Con IVA aggiunta al prezzo nel semplificato, i risultati annuali arrotondati sono questi:

Costi senza IVANetto forfettarioNetto semplificatoDifferenza
10.000 euro23.308 euro22.249 euroCirca 1.059 euro a favore del forfettario
20.000 euro11.108 euro17.089 euroCirca 5.981 euro a favore del semplificato

Se con costi di 10.000 euro imponiamo invece lo stesso prezzo finale ai clienti, il netto del semplificato scende a circa 17.612 euro. Non è cambiata la qualità dell’attività: è cambiata l’ipotesi commerciale sull’IVA.

Il comparatore mostra anche una percentuale di convenienza ipotetica: la differenza tra i netti, rapportata al netto del regime meno conveniente. Nel primo scenario il forfettario lascia circa il 4,8% in più; con costi di 20.000 euro, il semplificato lascia circa il 53,8% in più. La base del confronto è indicata nel risultato. Se uno dei netti è zero o negativo, il tool mostra soltanto il vantaggio in euro, perché la percentuale sarebbe fuorviante.

Questi importi non rappresentano un risparmio promesso. Servono a mostrare perché la scelta richiede più dati di un fatturato e di un’aliquota. Nel confronto personale vanno considerati anche gli eventuali maggiori costi amministrativi del regime ordinario, esclusi dall’esempio.

I contributi INPS devono essere calcolati sulla gestione corretta

Un professionista in Gestione separata e un commerciante non hanno lo stesso meccanismo contributivo. Per il professionista senza altra copertura il tool usa l’aliquota 2026 del 26,07%, entro il massimale. Il minimale indicato dall’INPS serve all’accredito dell’intero anno, non impone un contributo fisso minimo indipendente dal reddito.

Artigiani e commercianti hanno invece una contribuzione minima. Il modello applica le aliquote e le soglie della circolare INPS n. 14 del 9 febbraio 2026. Nel forfettario la riduzione del 35% è opzionale e va selezionata soltanto se effettivamente spettante. Non riguarda la Gestione separata e può incidere sui mesi accreditati ai fini pensionistici.

Se sei iscritto a una Cassa o hai una situazione previdenziale particolare, puoi inserire importi manuali verificati. Il tool distingue inoltre i contributi dovuti, usati per il netto economico, da quelli effettivamente versati e deducibili. È una differenza rilevante soprattutto all’inizio dell’attività o nel passaggio tra regimi.

Come usare il comparatore senza ottenere un risultato fuorviante

  1. Verifica prima l’accesso al forfettario. La simulazione non certifica requisiti e assenza di cause ostative.
  2. Inserisci il coefficiente corretto. Non sceglierlo perché produce il risultato migliore: deve corrispondere all’attività.
  3. Separare costi e IVA è essenziale. Indica i costi senza IVA e l’aliquota media effettiva, poi la quota recuperabile e quella deducibile.
  4. Conferma previdenza e versamenti. Le ipotesi automatiche sono confronti a regime, non una previsione del saldo e degli acconti.
  5. Osserva gli scenari. Il punto di equilibrio sui costi, quando emerge, è indicativo e vale soltanto con le altre ipotesi ferme.

Il calcolo avviene sul dispositivo: il simulatore non trasmette i dati inseriti. Puoi copiare il riepilogo e inviarlo allo studio per un controllo. Non serve inserire nome, codice fiscale o altri dati identificativi per ottenere la stima.

Prima di cambiare regime: soglie, opzioni e rettifiche

Il limite ordinario dei ricavi o compensi per il forfettario è 85.000 euro, ragguagliati ad anno. Il superamento, fino a 100.000 euro, comporta l’uscita dall’anno successivo; oltre 100.000 euro la cessazione opera nell’anno stesso, con conseguenze da verificare anche ai fini IVA. Il tool blocca il confronto di un intero anno in forfettario oltre questa soglia.

Puoi approfondire la fuoriuscita dal forfettario oltre 100.000 euro. Prima di un cambio volontario vanno esaminati anche eventuali vincoli dell’opzione e le rettifiche IVA sugli acquisti e sui beni. Una differenza positiva nel simulatore non basta per decidere la decorrenza del passaggio.

Domande frequenti

Il forfettario conviene sempre sotto 85.000 euro?

No. La soglia riguarda l’accesso o la permanenza, non garantisce convenienza. Costi, IVA, contributi e situazione personale possono cambiare il risultato.

Nel forfettario posso dedurre tutti i costi?

No. Le spese sono riconosciute attraverso il coefficiente di redditività. La deduzione dei contributi obbligatori segue una disciplina specifica.

Il simulatore comprende tutti i bonus e le detrazioni?

No. Calcola la detrazione dell’articolo 13 nel caso previsto e permette di inserire altre detrazioni già verificate. Crediti, bonus e altri redditi richiedono un esame separato.

La differenza mostrata coincide con gli F24?

No. È un confronto economico annuale. Gli F24 dipendono anche da saldi, acconti, crediti e contributi effettivamente versati.

Posso usarlo per una società?

No. È costruito per attività individuali. La tassazione delle società e dei soci richiede un modello diverso.

Verifica con lo studio quale regime è sostenibile per la tua attività

Una buona scelta tiene insieme imposte, previdenza, prezzi, investimenti e prospettive di crescita. Usa il comparatore, conserva il riepilogo e richiedi ai nostri consulenti una verifica del confronto. Possiamo controllare le ipotesi e valutare il regime coerente con la tua attività.

Fonti e aggiornamento

Articolo e parametri verificati al 4 ottobre 2026. La simulazione è indicativa e non sostituisce la verifica della posizione individuale, dei requisiti o delle conseguenze del cambio di regime.