Modelli di valutazione del Fondo di Garanzia PMI

Modelli di valutazione del Fondo di Garanzia PMI: come funzionano e perché incidono davvero sull’accesso al credito

Quando si parla di Fondo di Garanzia per le PMI, l’attenzione si concentra spesso sulla percentuale di copertura, mentre il vero snodo tecnico è un altro: il modello di valutazione del merito di credito. Il Fondo, infatti, non opera come uno strumento automatico e indiscriminato. La garanzia pubblica viene riconosciuta ai soggetti che, oltre a rispettare i requisiti normativi generali, risultano economicamente e finanziariamente sani secondo i criteri fissati dalle Disposizioni operative. La documentazione ufficiale attualmente vigente è quella approvata con decreto ministeriale del 2 agosto 2023, entrata in vigore il 13 ottobre 2023.

In termini pratici, ciò significa che non basta presentare una richiesta di finanziamento assistita dal Fondo: occorre che l’impresa superi un vaglio tecnico che misura la sua probabilità di inadempimento e la colloca in una determinata classe e fascia di valutazione. È proprio questo posizionamento a incidere sia sull’ammissibilità sia sulla misura della copertura. Per l’impresa e per il professionista che la assiste, comprendere il modello di rating del Fondo significa quindi anticipare l’esito dell’istruttoria e correggere per tempo eventuali criticità.

Che cosa sono i modelli di valutazione del Fondo

Il sito ufficiale del Fondo chiarisce che il modello di rating ha la funzione di calcolare la probabilità di inadempimento del soggetto beneficiario finale, collocandolo in una scala articolata in classi e fasce. Tuttavia, il risultato numerico del modello non esaurisce da solo il giudizio di ammissibilità, perché restano fermi anche i criteri generali previsti dalla normativa, come ad esempio quelli relativi al settore di attività o ad altre condizioni soggettive e oggettive richieste dalla disciplina del Fondo.

Sotto il profilo giuridico-operativo, è importante ricordare che la domanda di ammissione alla garanzia viene veicolata attraverso i soggetti abilitati alla presentazione delle richieste, mentre il Portale Rating per le imprese è stato costruito come strumento destinato a imprese, consulenti e operatori interessati, diversi da banche, confidi e intermediari abilitati. Proprio per questo il Portale ha una funzione essenzialmente preparatoria e simulativa: consente di verificare il posizionamento dell’impresa e di mettere a disposizione dati utili alla successiva istruttoria.

Come è composto il modello di rating

Il modello di valutazione del Fondo si fonda su tre aree informative. La prima è il modulo economico-finanziario, che misura il profilo patrimoniale, reddituale e finanziario dell’impresa. La seconda è il modulo andamentale, che analizza il comportamento creditizio del soggetto beneficiario nei rapporti con il sistema finanziario. La terza è un blocco informativo relativo alla presenza di eventi giudizievoli o pregiudizievoli, che possono incidere in maniera determinante sull’esito finale.

La logica del Fondo è dunque integrata: non si valuta soltanto il bilancio, ma anche la qualità dell’andamentale bancario e l’eventuale presenza di segnalazioni o eventi pregiudizievoli. Le Disposizioni operative precisano inoltre che, nel processo di integrazione dei moduli, il soggetto può risultare addirittura “Unrated” quando il modulo economico-finanziario non è alimentato correttamente oppure quando, tra i dati provenienti dalla Centrale dei Rischi, risultano presenti sofferenze riferite al modulo andamentale. Questo aspetto, nella pratica professionale, è spesso più rilevante del semplice dato di bilancio.

Quali dati servono per alimentare il modello

Il set informativo richiesto cambia in funzione di forma giuridica, regime contabile e settore economico. La procedura del Fondo seleziona automaticamente le informazioni da acquisire in base agli input inseriti. Per i soggetti in contabilità ordinaria, il modulo economico-finanziario si alimenta con i dati degli ultimi due bilanci depositati oppure con quelli delle ultime due dichiarazioni fiscali; per i soggetti in contabilità semplificata, invece, rilevano i dati delle ultime due dichiarazioni fiscali.

Quanto al modulo andamentale, il Fondo richiede i dati di accordato e utilizzato con riferimento agli ultimi sei mesi dei rischi a scadenza e dell’esposizione per cassa, ricavati dalla Centrale dei Rischi, ove presenti. A questi possono aggiungersi i dati relativi a contratti rateali, non rateali e carte, provenienti da uno o più Credit Bureau, quando tali flussi siano utilizzati dal soggetto richiedente nella propria valutazione del merito creditizio. In altri termini, il rating del Fondo non legge soltanto la fotografia del bilancio, ma anche il comportamento finanziario recente dell’impresa.

Perché il rating incide sulla percentuale di copertura

La valutazione finale non ha un valore meramente conoscitivo: serve a stabilire se l’impresa è ammissibile e, in caso positivo, quale percentuale massima di copertura può essere riconosciuta. Il sito ufficiale e le Disposizioni operative riportano tabelle che modulano la copertura in funzione della fascia di merito, della durata dell’operazione e della tipologia di finanziamento. Per la garanzia diretta, in alcune ipotesi la copertura può arrivare fino all’80%; per riassicurazione e controgaranzia, il valore massimo può arrivare fino al 64%. La fascia 5 risulta invece non ammissibile.

Il dato, quindi, va letto con attenzione: non esiste una copertura uniforme per tutte le operazioni. A parità di finanziamento richiesto, il risultato può cambiare sensibilmente in base al posizionamento dell’impresa nella scala di valutazione. È proprio questo il punto che rende il modello del Fondo uno strumento da presidiare in via preventiva, soprattutto in sede di pianificazione finanziaria e di preparazione della pratica bancaria.

Il caso delle start up: disciplina speciale e business plan

Per le start up, il Fondo adotta un criterio distinto. La pagina ufficiale precisa che le imprese costituite o operative da non più di tre anni sono ammissibili previa valutazione del merito di credito effettuata attraverso il modello per bilanci previsionali e un business plan, redatti secondo gli allegati predisposti dal Gestore. Le Disposizioni operative aggiungono che, per tali soggetti, le richieste devono essere riferite a operazioni finalizzate esclusivamente a un programma di investimento e che i mezzi propri versati devono essere pari almeno al 25% dell’importo del programma, salva la disciplina derogatoria prevista in specifici casi.

La disciplina diventa ancora più interessante quando la richiesta è presentata in riassicurazione o controgaranzia da un soggetto garante autorizzato, perché in tale ipotesi la start up può essere ammessa senza valutazione del merito di credito da parte del Gestore del Fondo. Si tratta di una previsione di notevole rilievo pratico, perché attenua il peso della valutazione tradizionale e rende centrale il ruolo del confidi o dell’intermediario autorizzato nella strutturazione dell’operazione.

I casi in cui non si effettua la valutazione del merito di credito

La normativa del Fondo contempla anche ipotesi in cui la valutazione del merito di credito non viene effettuata secondo il modello ordinario. Rientrano in questo perimetro, a determinate condizioni, le start up innovative e gli incubatori certificati iscritti nell’apposita sezione della Camera di commercio. L’esenzione dalla valutazione è inoltre prevista per alcune specifiche categorie di operazioni, tra cui le operazioni di microcredito, le operazioni finanziarie di importo ridotto, le operazioni a rischio tripartito e quelle riconducibili a Resto al Sud.

Sul piano consulenziale, questo passaggio è decisivo perché consente di individuare, sin dalla fase preliminare, se la pratica rientri nel regime ordinario di rating oppure in un canale speciale con criteri differenziati. È una distinzione che incide direttamente sulla strategia di presentazione della domanda e sulla documentazione da predisporre.

A cosa serve il Portale Rating per le imprese

Il Portale Rating per le imprese rappresenta uno strumento molto utile per svolgere una verifica preventiva. La pagina ufficiale indica che il Portale è diviso nelle sezioni “Simulazione” e “Aziende” e consente agli utenti di compilare lo specifico modello di rating del Fondo, così da verificare l’ammissibilità alla garanzia e comprendere la percentuale di copertura potenzialmente applicabile.

La guida operativa del Portale precisa inoltre che esso è destinato alle imprese e ai consulenti, e che i dati di bilancio inseriti possono essere successivamente utilizzati da banche, confidi e intermediari durante la compilazione della richiesta di ammissione. La medesima documentazione chiarisce anche un aspetto molto importante: attraverso il Portale imprese è possibile importare soltanto i dati del modulo economico-finanziario, mentre le eventuali simulazioni effettuate dall’impresa non sono visibili ai soggetti richiedenti nella domanda. In sostanza, il Portale è un eccellente strumento di pre-istruttoria, ma non sostituisce la pratica formale.

Considerazioni finali

I modelli di valutazione del Fondo di Garanzia PMI non vanno letti come un adempimento tecnico secondario, ma come il cuore dell’istruttoria di ammissibilità. È in questa sede che si decide se l’impresa può accedere alla garanzia, in quale fascia si colloca e quale intensità di copertura può ottenere. Per questo motivo, il lavoro preliminare su bilanci, dichiarazioni, andamentale bancario ed eventuali criticità pregresse assume un rilievo determinante.

Per professionisti, consulenti e imprese, la vera differenza non sta nel “provare” a presentare la pratica, ma nel presentarla in modo consapevole, con una posizione istruttoria già letta secondo i parametri del Fondo. È proprio questa impostazione che consente di trasformare il Fondo di Garanzia da semplice opportunità teorica a reale leva di accesso al credito.

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