Tutto, naturalmente, dovrà avvenire nel rispetto delle garanzie sulla privacy e delle norme del Regolamento UE 2016/679 (GDPR).
Una nuova stretta sulla riscossione
Dal 2026 l’Agenzia delle Entrate potrà accedere direttamente ai dati delle fatture elettroniche dei contribuenti con debiti iscritti a ruolo. La misura, contenuta nel disegno di legge di Bilancio 2026 (art. 27), rappresenta un passo ulteriore verso la digitalizzazione della riscossione e la lotta all’evasione.
L’obiettivo è chiaro: velocizzare i pignoramenti e rendere più efficiente la fase di recupero dei crediti fiscali, senza passaggi intermedi né richieste manuali ai contribuenti o ai loro clienti.
Come funziona l’accesso diretto
Il nuovo sistema consentirà all’Agenzia delle Entrate di interrogare il Sistema di Interscambio (SdI) — lo stesso che gestisce l’invio e la ricezione delle fatture elettroniche — per individuare in tempo reale:
- le fatture emesse dai contribuenti con debiti pendenti;
- i corrispettivi relativi ai pagamenti ricevuti;
- eventuali coobbligati o controparti economiche (clienti, fornitori, società collegate).
Da procedure lente a “pignoramenti rapidi”
Oggi, prima di eseguire un pignoramento, l’Agenzia delle Entrate-Riscossione deve seguire una procedura complessa e lenta:
- notificare la cartella o l’intimazione al pagamento;
- attendere i termini di legge (60 giorni);
- avviare la ricerca telematica dei beni e dei crediti;
- infine chiedere l’autorizzazione al pignoramento presso terzi
Con il nuovo sistema digitale, invece, i tempi si riducono drasticamente: l’incrocio immediato tra fatture e ruoli pendenti permetterà all’Agenzia di arrivare al pignoramento in pochi giorni anziché settimane.
I riferimenti normativi
La norma modifica il D.Lgs. 127/2015, che disciplina la trasmissione e conservazione delle fatture elettroniche, estendendo l’uso dei dati anche per finalità di riscossione e pignoramento.
Si integra inoltre con le previsioni del D.Lgs. 112/1999 sulla riscossione coattiva dei tributi, introducendo una nuova modalità di ricerca automatizzata dei crediti, nel rispetto delle garanzie sulla privacy e delle norme del Regolamento UE 2016/679 (GDPR).
Cosa cambia per imprese e professionisti
Per imprese e professionisti con pendenze fiscali, la nuova procedura di pignoramento comporta conseguenze concrete. Ogni fattura elettronica diventa una traccia immediata dei crediti attivi e consente al Fisco di aggredire rapidamente la liquidità.
- ogni fattura elettronica diventa una traccia immediata dei crediti verso i clienti;
- il Fisco può individuare e pignorare i corrispettivi dovuti prima che arrivino sul conto aziendale;
- anche i rapporti commerciali ricorrenti (clienti fissi, appalti, forniture) diventano potenziali canali di esecuzione.
In altre parole, la liquidità aziendale potrà essere aggredita più velocemente, senza preavviso ulteriore rispetto a quello già previsto per la riscossione.
Esempio pratico
Un’impresa con un debito iscritto a ruolo di 10.000 € per IVA non versata riceve la cartella di pagamento, ma non provvede nei 60 giorni. Con le regole attuali, la procedura di pignoramento può richiedere settimane, tra richieste di informazioni, autorizzazioni e verifiche. Con la riforma 2026, invece, l’Agenzia potrà verificare subito le fatture elettroniche emesse dall’impresa e individuare i clienti debitori: a quel punto potrà notificare direttamente a loro il pignoramento, bloccando le somme dovute.
Le tutele del contribuente restano
Nonostante la maggiore efficienza del sistema, restano intatti i diritti del contribuente:
- la possibilità di rateizzare il debito (art. 19, D.P.R. 602/1973);
- la sospensione della riscossione in caso di ricorso o istanza motivata;
- la tutela dello Statuto del Contribuente (L. 212/2000), che impone criteri di trasparenza, proporzionalità e motivazione degli atti.
Inoltre, l’accesso ai dati delle fatture sarà limitato ai soli fini della riscossione e non equivarrà a un controllo fiscale ordinario: l’Agenzia non potrà utilizzare tali informazioni per accertamenti diversi da quelli legati al recupero del credito.
Per i contribuenti chiamati a rispondere come terzi pignorati, che si trovano in contabilità semplificata e forfettaria, sarà nettamente più complesso dimostrare al Fisco di non dovere determinate somme nel confronto di loro fornitori pignorati, diverso per chi gestisce la contabilità ordinaria, riconciliando periodicamente le partite economiche con quelle finanziarie.
La normativa sui PPT (pignoramenti presso terzi), presuppone che l’ente impositore in qualità di creditore chieda al terzo pignorato chiamato a rispondere, di inviare comunicazione positiva (in caso di crediti in essere nei confronti del pignorato) o negativa in caso contrario. Tutto ciò nel termine di 10 giorni.
Come si dimostra? Inviando la scheda contabile del fornitore all’ente impositore, e/o copia dei pagamenti effettuati, oltre eventuali contratti in essere. Chiaramente solo avendo un asset amministrativo gestionale coerente si potrà dimostrare il dato e chi si trova in contabilità ordinaria è nettamente avvantaggiato. Pena: l’eventuale escussione in qualità di coobbligato, nell’estrema ipotesi.
Cambiamento forzoso dei rapporti commerciali tra cliente e fornitore
Sì, perchè questo cambia tutto sotto anche sotto il profilo commerciale tra cliente e fornitore. In termini pratici, ond’evitare “problemi” una determinata realtà economica avrà più piacere a lavorare con fornitori senza alcuna problematica con l’Esattoria, evitando l’arrivo di lettere da parte dell’ADE riscossioni ove si richiede di rispondere in un brevissimo lasso di tempo la positività o la negatività di crediti vantanti da fornitori esecutati.
In termini pratici l’Erario vuole in un certo senso responsabilizzare le aziende, invitandole a lavorare con altre realtà sane, escludendo in un certo senso, in modo indiretto, il farsi servire da potenziali cattivi pagatori del Fisco, per paura di eventuali comunicazioni (che nel “marasma” della vita imprenditoriale quotidiana possono anche andare perse) per loro debiti nei confronti dell’esattoria.
Come “difendersi”
- Controllare la PEC: un’abitudine che gli imprenditori spesso e volentieri trascurano
- Richiedere il DURC – documento di regolarità contributiva –
- Richiedere il DURF – documento di regolarità fiscale –
- Tenere aggiornata la contabilità con incassi e pagamenti
- Contrattualizzare il più possibile i rapporti commerciali
Questi strumenti mitigano considerevolmente il rischio di intrattenere rapporti con cattivi pagatori evitando di imbattersi in aziende fornitrici esecutabili dal Fisco in via indiretta attraverso i PPT di crediti potenzialmente vantati.
Insomma, per fare un paragone: la battaglia tra Fisco e cattivi pagatori cambia, in quanto sulla sua scacchierà, l’erario, posiziona l’alfiere (azienda a chiamata a rispondere per suoi debiti nei confronti di contribuenti cattivi pagatori), per fare scacco matto. Il vero punto è che oggi puoi essere l’alfiere, ma domani potresti essere il l’ultimo pezzo dall’altra parte della scacchiera, perchè il Fisco ha tanti alfieri, quanti clienti hai, nessuno escluso (ormai le fatture elettroniche le devono mandare tutti).
Considerazioni finali
La digitalizzazione della riscossione rende il sistema più efficiente ma anche più incalzante. Per imprese e professionisti la chiave sarà la prevenzione: verificare regolarmente la posizione debitoria, mantenere aggiornata la contabilità e valutare con il consulente eventuali soluzioni rateali o sospensive.
Essere preparati, pianificare le imposte e gestire i flussi di cassa con attenzione sarà fondamentale per evitare situazioni critiche e mantenere la propria attività al sicuro.